Cambiamenti

Tutti stiamo vivendo un periodo di grossi sconvolgimenti; alcuni di noi li vivono in prima persona, altri, invece, li vivono in persone molto vicine e care…

A volte ci ritroviamo ad essere come l’acqua nella pentola bollente e di essere al punto in cui il bollore la fa fuoriuscire dai bordi… non c’è modo di abbassare in tempo il fornello, l’acqua uscirà lo stesso.

Le sensazioni di sorpresa, stupore, dolore o rabbia si alternano nei nostri cuori e ci rendono confusi, insicuri e impauriti; quello che però dobbiamo sapere è che da tutto questo dolore può uscire solo del bene.

Qualunque sia il futuro della nostra vita, i cambiamenti ci scuotono dal torpore nel quale ci eravamo rifugiati, insoddisfatti nel cuore pur sentendoci al sicuro. La sensazione di sicurezza nasce però dalla paura del cambiamento, e spesso, preferiamo il certo all’incerto anche se quel «certo» non è il meglio per noi.

Ho trovato un articolo molto interessante che ho aggiunto anche sul blog (questa la URL: https://spiraglidiluce.org/2017/03/02/il-lato-oscuro-della-zona-di-comfort/), che spiega molto bene cosa significhi per noi essere nella “zona confortevole”.

«Non esiste, infatti, solo la zona confortevole, di cui abbiamo parlato prima, ma anche una zona oscura. In questa seconda zona, ci si abitua alla disarmonia ed alla sofferenza. Ci si abitua così tanto che ad un certo punto diventa quasi irrinunciabile il viverci dentro.»

Spesso si fa fatica ad uscire dalla routine della nostra vita; può essere soddisfacente o dura, ma non importa, perché per noi quella è “la nostra vita”.

Quello che, invece, dovremmo sempre chiederci è se la nostra vita ci rende felici, perché solo se siamo gioiosi, in pace con noi stessi e con gli altri, possiamo veramente dire che quello che stiamo vivendo è il bene per noi.

Quando invece ci rendiamo conto che in noi manca la sensazione di felicità e serenità interiore, allora, molto probabilmente, ci stiamo accontentando di qualcosa che assomiglia molto alla zona oscura di cui parlava l’articolo.

Non dobbiamo più avere paura, non abbiate paura di vivere cercando, aspirando alla gioia, alla felicità. Non scambiate l’abitudine per felicità, perché non gli assomiglia affatto!!

Basta accettare compromessi, basta essere esitanti…!!! Troviamo in noi il coraggio di affrontare le nuove avventure che la vita ci propone, con gioia e speranza!

Auguro a tutti voi un nuovo anno, il 2019, che vi permetta di raggiungere il vostro traguardo, stracolmo di gioia e Amore!

💚

Amico specchio

L’amico specchio di cui vorrei parlarvi non è quello che atterrisce molte persone, soprattutto prima del periodo estivo (perché non c’è alcuna “prova costume” da sostenere…!), ma è quello che quotidianamente accade senza che noi ce ne rendiamo conto.

La vita ci presenta di continuo situazioni «specchio» di ciò che è presente in noi.

In genere abbiamo tutti una persona in cui notiamo, in modo eclatante, il difetto o i difetti, che ci infastidiscono sopra ogni cosa; una evidenza così forte da oscurare tutti i suoi lati positivi e personificarla nel difetto.

Bene.

La maggior parte delle volte il difetto che vediamo nell’altro, tanto irritante, è una nostra caratteristica.

So che ora molti di voi diranno: «Si sta sbagliando! Non è così, non è così PER ME!»

Quando ci troviamo di fronte a persone che hanno tutte la stessa tipicità negativa, quando questa caratteristica risuona dentro di noi, per poi continuare a ripresentarsi in altre circostanze, credetemi, è una peculiarità nostra.

Chi nota spesso l’aggressività delle persone, molto probabilmente, in fondo a se stesso, ha una aggressività, magari repressa, ma presente; lo stesso accade per chi nota la debolezza altrui, perché probabilmente ha delle fragilità che non accetta.

Tutte le situazioni che ciclicamente la vita ci ripresenta, sono gli indizi da utilizzare per capire qualcosa di più su noi stessi, con l’obiettivo di riconoscere il problema, ma tenendo presente che poi dobbiamo anche comprenderlo e accettarlo. Vedremo allora che le circostanze ripetitive saranno sempre meno frequenti fino a non presentarsi più e quello sarà il segnale che ne siamo usciti.

La vita offre l’opportunità di svolgere un grande lavoro su noi stessi, ma deve essere fatto senza finzione se si vuole veramente riuscire a stare bene. Diciamoci la verità, in queste contesti, non è facile convivere con noi stessi, perché in fondo sappiamo benissimo di avere qualcosa da risolvere!

Ma, come scrivevo prima, le situazioni devono essere prima comprese e poi accolte.

Dobbiamo accettarci così come siamo sempre, perché non c’è passato che conti, non c’è futuro già deciso, c’è il presente e solo il presente con cui confrontarci.

Ripensare continuamente al passato, ai nostri errori di allora o agli errori altrui, non porta a nulla, crea solo scompenso, ansia, rabbia, tristezza. Avete fatto caso che si rimugina molto più sugli eventi negativi del passato e quasi mai sulle situazioni che ci hanno resi felici? O, se si pensa ad un momento gioioso, è solo per notare che non c’è più? Guardiamo al negativo con una facilità sconcertante, ma sbagliamo a farlo.

Il passato, nel bene e nel male, ci ha resi quello che siamo. Ha importanza solo in funzione di quello che siamo OGGI. Non c’è errore o rimpianto su cui scervellarsi, siamo oggi quello che siamo, è così e basta.

Il futuro? Chi guarda al futuro sa bene che sono soltanto speranze o timori, a seconda del proprio stato d’animo, ma nulla di certo.

Quello su cui dobbiamo puntare, quello su cui possiamo contare, è solo «l’adesso».

💚

Amare se stessi

Spesso, guardando intorno a me, o guardandomi allo specchio, mi accorgo di un grande problema che in molti abbiamo: non amiamo noi stessi.

A volte è perché non ci sentiamo amati dalle persone che abbiamo intorno, a volte è perché dobbiamo perdonarci qualcosa; non è importante la causa, ma l’effetto finale.

Io ho convissuto per anni cercando di farmi amare da mia madre, renderla felice di come ero, rendermi visibile ai suoi occhi. Ascoltavo le lamentele sulle figlie «ribelli», e cercavo di essere perfetta.

A seguire, ho vissuto cercando di essere la moglie migliore, l’amica migliore e, per finire, la madre migliore, con il risultato, opposto, di non sentirmi “migliore” affatto, in nessun caso.

Non ho limitato al mondo affettivo questo mio desiderio, anche al lavoro ho cercato sempre di essere migliore; ho dato moltissimo, perché mi piaceva ed ero felice di farlo. Non ho lavorato, ho «giocato», ed è stato bellissimo fino a quando mi sono fatta trascinare da questo spirito gioioso.

Solo nel periodo scolastico non ho dato il meglio di me, chissà perché…  😄

E poi subentra la paura di deludere gli altri. Gli altri che amiamo e che stimiamo, e che ci amano per come siamo e non per come vorremmo essere… Ma non c’è un controllo sulla nostra paura e, quindi, ce la prendiamo con noi stessi.

Giudichiamo gli altri con la nostra chiusura mentale, vedendo quello che vogliamo vedere, e poi, di conseguenza, ce la prendiamo con noi stessi e ci diamo un giudizio impietoso per non essere in grado di «meritare» l’affetto o l’amore altrui… Superbia, giudizio, questi sono i sentimenti che ci animano…

A volte, agli altri perdoniamo o passiamo sopra a cose anche grosse, ma a noi stessi non perdoniamo neppure la più piccola sbavatura. Esigenti e severi, fino alla crudeltà.

E poi “è sempre colpa nostra” se deludiamo gli altri, non c’è molto da aggiungere.

Eppure… eppure…

Ci sono voluti molti anni per comprendere di essere sempre stata amata da mia madre, moltissimo. Non era lei a non amarmi, ero io chiusa a sentire il suo amore. Lei aveva il suo modo di manifestarlo, forse poco evidente, ma l’amore che provava era immenso, come solo può esserlo quello di una mamma verso un figlio.

Sono dovuta andare al di là delle apparenze, delle infrastrutture che avevo costruito intorno al nostro rapporto, aprire il mio cuore per comprendere lei, e, piano piano, a seguire, tutti gli altri.

La maggior parte dei problemi che abbiamo con il prossimo dipendono dal modo in cui noi leggiamo le scene vissute insieme; diamo interpretazioni tutte nostre per poi crearci sopra dei film… Bisogna raschiare via tutte le sovrastrutture che mettiamo nel rapporto con gli altri, non lasciare agire il mentale, ma lasciare andare solo il cuore.

Spontaneità, leggerezza, solo questo. Gli altri sono come sono, non ci può essere alcun giudizio, perché giudicando, mettiamo noi e le nostre sovrastrutture addosso alle persone, alterando la nostra visione di “loro” e il legame esistente.

Dopo anni e anni, questo almeno sono riuscita a comprenderlo bene.

Ora mi resta il lavoro su me stessa… perché temo il giudizio degli altri? Perché penso ancora di deluderli?

O, almeno, perché vivo come un «dramma» il deludere qualcuno? Forse l’altro non è deluso affatto, perché non è colpito come me dal singolo episodio, o, forse, comprende i motivi che mi hanno spinta a fare qualcosa che lo ha deluso, e non se ne fa un problema…

Perché giudico me stessa? Bella domanda, vero?

Giudico me stessa perché applico lo stesso metodo che uso per gli altri, utilizzando però meno tolleranza…

Gli altri ci fanno da specchio. I difetti e le qualità che riscontriamo in loro, le abbiamo anche noi. E quando esprimiamo un giudizio sugli altri, in realtà stiamo giudicando noi stessi.

È un circolo vizioso… più giudichiamo severamente gli altri, più abbassiamo la nostra autostima.

Non so chi ha scritto questa frase che ho trovato su internet, forse un anonimo: “Conosci il mio nome, ma non la mia storia. Hai sentito parlare di ciò che ho fatto, ma non hai vissuto ciò che ho vissuto io. Sai dove sono, ma non da dove vengo. Mi vedi ridere, ma non sai quanto ho sofferto. Smetti di giudicarmi.”

Gli altri hanno una loro storia dietro, proprio come noi… Forse è il caso di ripetere, parlando di loro, che hanno problemi «proprio come me» …

Ho estratto questo testo da un link che ho già condiviso sul mio blog, che trovo interessante:

«Giudicare le persone equivale ad osservare un tuo stato di sofferenza spostando il punto di vista. Fare ciò non ti permetterà di star meglio, e come conseguenza aggraverà il senso di malessere.

È un concetto che ho approfondito recentemente e che mi ha fatto riflettere poiché rispecchia culturalmente il mondo attuale. C’è molta gente che oggi giudica gli altri per scontrarsi con le loro ideologie politiche, per denigrare le differenze culturali, per condannare in modo assoluto una persona da un suo atteggiamento.

Eppure, se ci fermiamo un attimo a ragionare, cosa si guadagna a giudicare le persone? Cosa c’è di buono nell’imporre una propria visione sulla vita e le idee degli altri in modo così aspro e spietato? La risposta è semplice: niente.

Anzi, piuttosto che da guadagnare c’è da perdere: si sprecano energie e tempo per costruire situazioni di scontro che contribuiscono a far star male e alimentano stati d’animo poco piacevoli di rabbia e rancore.

Giudicare, allora, è un modo per proiettare gli aspetti di te che non accetti ed evitare di assumerti la responsabilità di un lavoro di consapevolezza per migliorarli e cambiarli.
Per portare luce alle tue zone d’ombra, prova a fermarti ogni volta che stai per emanare il tuo giudizio nei confronti di qualcuno e chiediti:

Cosa mi spinge a giudicare questa persona?  Qual è il bisogno che sto cercando di soddisfare?

Se ad esempio provi rabbia e fastidio per le persone che amano stare al centro dell’attenzione, interrogarti su cosa davvero ti spinge a giudicarle potrebbe portarti a scoprire che anche tu provi il bisogno di sentirti visto e che per qualche motivo tendi a reprimere il tuo desiderio.
Se tendi a squalificare alcuni tuoi amici di fronte al gruppo, forse vuoi nascondere una bassa autostima e dimostrare invece di essere superiore a loro.

Ancora, giudicare una persona alle sue spalle potrebbe essere un atteggiamento di difesa che tiene gli altri lontani per paura di essere tradito.

Insomma, giudicare le persone è il modo per alimentare anzitutto il giudizio verso le parti di te che non accetti. Di conseguenza, il tuo giudice interno diverrà sempre più rigido nei tuoi confronti, ti imporrà di star male e farà terra bruciata nel campo delle tue relazioni poiché le persone non riusciranno più ad avvicinarsi e a fidarsi di te.»

Per interrompere questo circolo vizioso, è sufficiente riconoscere il momento in cui stiamo per formulare un giudizio e spostare volontariamente il pensiero sulle cose positive; l’altra persona ha i suoi problemi, le sue sofferenze, ma sicuramente avrà anche un percorso di vita che l’ha portata ad essere così com’è, a fare quello che fa e nel modo in cui lo fa, “proprio come me”.

L’accettazione di com’è l’altro porterà noi all’accettazione di noi stessi.

Il fatto di aver notato in mia madre, o nelle persone intorno, difficoltà a comunicare amore, vuol dire che anche io ho questa difficoltà.

Sono circondata da persone così, come avrebbe potuto essere più chiara con me la vita?

Ma adesso basta.

Voglio comunicare “da cuore a cuore” con tutti; basta fermarmi alla maschera che ciascuno indossa nei rapporti umani. Basta bloccarsi in base al comportamento delle persone, perché dobbiamo guardare il cuore degli altri, non altro.

È il cuore che vuole bene, non la mente.

Nuova parola nel mio vocabolario: accettazione.

Accettare il passato, il futuro, la vita. E accettare se stessi, perché la nostra «perfezione» è nell’essere imperfetti. Facciamo le cose così come riusciamo a farle, perché nessuno pretende di più da noi, non dobbiamo farlo neppure noi…

Non si deve essere «Gesù» per essere terapeuta, non si deve essere «Leopardi» per scrivere una poesia.

Siamo quello che siamo, divenuti così giorno dopo giorno, con le nostre esperienze, i nostri dolori e le nostre gioie. E non dobbiamo essere né un grammo di più, né un grammo di meno, perché altrimenti non saremmo così «perfetti».

❤️

La vita e il dolore

Vorrei approfittare di questo spazio per affrontare argomenti non semplici, invitandovi a riflettere, insieme a me, su temi importanti.

Evitando frasi scontate da bigliettino di un bacio Perugina, vorrei parlare di fatti reali che accadono, o possono accadere, nella vita di ciascuno di noi, e vorrei farlo senza dovermi arrampicare sugli specchi o omettere questioni delicate, che colpiscono tutti noi, solo perché non saprei cosa dire.

Non sempre c’è la risposta ai nostri «perché?», ma questo non deve obbligarci a non porci le domande.

Per questo oggi vorrei parlarvi di una cosa.

Giorni fa ascoltavo la canzone di Fiorella Mannoia, presentata al festival di Sanremo nel 2017, dal titolo “Che sia benedetta” e mi sono soffermata su alcune parti di testo:


Per quanto assurda e complessa ci sembri, la vita è perfetta
Per quanto sembri incoerente e testarda, se cadi ti aspetta
E siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta, tenersela stretta

A chi trova se stesso nel proprio coraggio
A chi nasce ogni giorno e comincia il suo viaggio
A chi lotta da sempre e sopporta il dolore
Qui nessuno è diverso, nessuno è migliore
A chi ha perso tutto e riparte da zero perché niente finisce quando vivi davvero
A chi resta da solo abbracciato al silenzio
A chi dona l’amore che ha dentro

Ascoltare le parole di questa canzone riempie il cuore.

La vita è perfetta. È così, ma come spiegarlo a chi perde una persona cara in un tragico incidente, o nel crollo di un ponte, o distrutto, devastato da una estenuante e lunga malattia? Oppure ucciso in una rapina o in un attentato terroristico?

Ecco il problema: come conciliare la perfezione della vita con questo tipo di dolore?

Come trovare conforto in alcuni discorsi vacui dei preti durante le omelie dei funerali, dove cercano di convincere tutti di quanto sia fortunata la persona deceduta perché “ora è al cospetto di Dio”, apparentemente trascurando o non dando la giusta importanza all’immenso dolore di chi resta qui sulla Terra, di chi ha appena perso una persona cara, un amico, un genitore, un figlio.

Chissà perché queste riflessioni mi hanno, invece, fatto tornare in mente le parole di una poesia o di un messaggio di cui non ho trovato il vero autore (anonimo? Margaret Fishback Powers? Altro?):

Ho sognato che camminavo in riva al mare con il Signore e rivedevo sullo schermo del cielo tutti i giorni della mia vita passata.
E per ogni giorno trascorso apparivano sulla sabbia due orme:
le mie e quelle del Signore.
Ma in alcuni tratti ho visto una sola orma, proprio nei giorni più difficili della mia vita.
Allora ho detto:
“Signore, io ho scelto di vivere con te e tu mi avevi promesso che staresti stato sempre con me.
Perché mi hai lasciato solo proprio nei momenti più difficili?”.
E lui mi ha risposto:
“Figlio mio, tu lo sai che io ti amo e non ti ho abbandonato mai:
i giorni nei quali c’è soltanto un’orma sulla sabbia
sono proprio quelli in cui ti ho portato in braccio”.

In realtà, non sappiamo veramente nulla di niente. Ignoriamo il perché di alcune cose, ignoriamo cosa c’è al di là del velo e il significato che diamo a certi avvenimenti è, il più delle volte, sbagliato.

Non sappiamo perché la Vita ci fa vivere queste esperienze, perché ci fa provare dolori insopportabili e poi ci fa trovare in noi la forza di sostenerli, non sappiamo e non possiamo capire ora.

Dobbiamo fidarci delle scelte che abbiamo fatto nascendo, di quello che abbiamo ritenuto importante imparare e che abbiamo accettato ancor prima di viverlo.

Vedere la speranza oltre il dolore.

Sembra impossibile, ma nulla è impossibile, non dobbiamo dimenticarlo mai.

Mi auguro solo che, al di là del velo, avremo la possibilità di comprendere questo dolore, perché farlo ora è difficile. La vita offre risorse inumane, riesce a dare la forza di andare avanti anche a chi ha perduto tutto, a chi pensa di aver perso l’anima. Può non essere comprensibile a noi ora, ma tutti abbiamo in noi l’opportunità e la forza di andare avanti.

Tanti anni fa, una zia di mia madre, che molti anni prima aveva perso un figlio per una malattia, dopo la morte del suo secondo marito, mi disse: “sai, dopo che hai vissuto la morte di un figlio, tutto il resto del dolore è sopportabile, è niente”.

Un dolore immenso ma che era riuscita a superare con una forza d’animo inaspettata, impensabile.

Probabilmente era stata anche lei portata in braccio lungo la spiaggia della vita…

❤️

Torniamo con i piedi per Terra..!

Sono qui, di nuovo, davanti alla pagina bianca del computer, sentendo di voler scrivere qualcosa. Per chi voglio scrivere? Per me sicuramente, ma anche per le persone a cui voglio molto bene.

La maggior parte di noi convive quotidianamente con problemi economici, sentimentali o meglio ancora, affettivi; tutto questo ci affligge e ci tiene continuamente in uno stato ansioso.

Quando ci sentiamo distaccati da tutto e insoddisfatti, ci stiamo allontanando dalle cose vere della vita. Quello che dobbiamo fare, allora, è riprendere e recuperare il contatto con noi stessi, attraverso la natura, la materia.

Dobbiamo calmare i pensieri ossessivi della nostra mente, quelli più cupi e circolari, e, semplicemente, dare «aria» al nostro corpo, far entrare in noi l’aria pura e fresca, far circolare in noi l’energia vitale. Le grandi strutture si basano su solide fondamenta, e, per noi, le solide fondamenta sono rappresentate dalla materia che ci circonda, in cui viviamo, dal mantenere i piedi ben saldi a terra.

L’uomo è la perfetta unione tra materia e spirito, non c’è perfezione se manca l’una o l’altro, o se solo le loro proporzioni sono sbilanciate.

Viviamo collegati in internet, ma scollegati alla Terra.

È necessario svuotare la mente, impegnandola a seguire percorsi diversi dai soliti, dobbiamo sempre ricordarci di spostare il negativo verso il positivo. Ogni volta che un pensiero triste e cupo ci assale, dobbiamo forzarci a pensare a qualcosa di bello, di divertente. Dobbiamo FARE qualcosa di bello e di divertente!!

Ci sono persone che non ridono più a crepapelle, sorridono e basta. Per me questo è il primo campanello d’allarme che ci avvisa che è giunta l’ora di cambiare il nostro modo di approcciare la vita.

«Tornare con i piedi per Terra» significa fare qualcosa di bello per noi stessi, qualcosa di piacevole, divertente, appagante!

Già il solo pensare ad una camminata a piedi nudi su un prato verde dà una idea di pace e libertà; lasciare semplicemente andare lo sguardo e osservare l’orizzonte al mare, o le armoniose curve di colline e montagne, tutto questo per riempire i nostri cuori di serenità.

A volte può essere sufficiente una passeggiata, una corsa per le strade o in mezzo alla natura, curare il giardino e le piante, ma può aiutare molto anche ballare davanti la televisione!

Bisogna avere finalmente fiducia in se stessi, lasciare andare la paura e imparare ad amare.

Proviamo a cambiare quello che possiamo cambiare di noi. Lo dobbiamo fare per noi stessi, perché in fondo ce lo meritiamo davvero.

La serenità è l’anticamera della felicità.

❤️

Prime riflessioni..

Fin da bambina, ho provato il desiderio di scrivere e raccontare quanto stavo vivendo. Non pensavo di tenere un vero e proprio diario, non erano i singoli fatti che desideravo annotare, volevo solo esprimere, con parole scritte, i sentimenti e le sensazioni provate durante il corso della mia esistenza.

Oggi, da grande, ho rivisto il mio desiderio di fanciulla con la necessità, la voglia di esprimere qualcosa di più ampio, più generalizzato, qualcosa «di più».

Quello che ho compreso recentemente è che siamo noi stessi a creare la nostra vita, siamo noi stessi ad affollarci l’esistenza con prove e batoste al solo scopo di capire il perché le stiamo affrontando. Se siamo particolarmente resistenti all’apprendimento, le prove saranno ancora più dure, le batoste più forti.

«Non sarebbe più semplice che la Vita fosse più esplicita a comunicarci quello che dobbiamo imparare?» Ecco l’altra domanda che naturalmente ci facciamo dopo aver capito il concetto… peccato che, anche qui, il problema siamo sempre noi che non vogliamo capire, perché la Vita è esplicita, ma non per chi si tappa occhi e orecchie per non vedere e sentire.

Vediamo spesso la strada in salita, ma quanto dipende da noi volerla vedere così? Anni faticosi, rapporti complessi e pesanti, tutto sembra mostrarci il negativo intorno a noi.

Negli ultimi anni la scienza ha fatto passi da gigante e sta mettendo in crisi le «certezze» che avevamo in passato; la fisica quantistica, la teoria delle stringhe, ecc. tutto per portarci a capire che siamo materia che vibra e che la nostra vita è percepita felice o infelice in base al tipo di vibrazione che proviamo, che emettiamo.

Momento di difficoltà? Cosa c’è di meglio che spostare la nostra negatività sul positivo? Facciamo o pensiamo a qualcosa di bello e piacevole, impegniamo i nostri pensieri su cose positive, di vibrazioni più alte. A volte basta solo guardare un tramonto o il sorgere del sole, un albero, un bambino, una coppia che si bacia, una nonna assieme al suo nipotino.

Quanta volontà c’è in noi di trasformare come Re Mida il metallo in oro? Quanto vogliamo realmente uscire fuori dai nostri noiosi e ripetitivi loop mentali e sorridere alla vita?

Certo, dobbiamo affrontare avvenimenti che inevitabilmente ci si presentano davanti, come ad esempio la morte delle persone a noi care… il dolore, la sensazione angosciante della mancanza che da quel momento in poi sentiremo dentro di noi…

Quando ho perso mio padre ho provato una dolore immenso, un vuoto dentro che mi toglieva il respiro. Realmente, faticavo a respirare.

In quel momento mi sono detta di vivere alla giornata, di vivere il presente, senza pensare a “ieri”, perché sarebbe stato troppo doloroso, come lo sarebbe stato pensare al domani perché il pensiero della sua assenza sarebbe stato devastante.

Assieme a mia sorella e ai miei cari, ho affrontato la quotidianità, pensando solo a quello che stavo facendo in quel momento, e tutto è stato più facile, più semplice.

Quando, a distanza di due anni, ho perso anche mia madre, mi sono resa conto di aver percepito tutto in modo naturale; provavo dolore ma non avevo più quella sensazione sconosciuta e terribile, sapevo cosa avrei provato.

Ho continuato a vivere pensando solo al momento presente; se lo sguardo andava indietro, era solo uno sguardo fugace, al futuro ho lasciato solo speranza e serenità.

Sono stata anche molto fortunata.

Io, che credo nell’immortalità dell’anima, anche se in modo decisamente diverso dalla religione cattolica, ho fatto un sogno e nel sogno ho incontrato i miei genitori.

Li ho visti sereni e sani, li ho abbracciati e li ho lasciati andare.

Può un sogno portare serenità? Nel mio caso decisamente si, e sono andata oltre.

Quando il pensiero vola a loro, invece di crogiolarmi nel ricordo doloroso, associo subito qualcosa di bello e gioioso che abbiamo fatto insieme, qualcosa che mi hanno insegnato e che, da allora, porto sempre con me.

Pensiero gioioso… ecco un’altra parolina magica… gioia!

La gioia, insieme alla gratitudine e al rispetto è l’anticamera dell’Amore. Mi piace scrivere “Amore” con la “A” maiuscola, perché così ho la sensazione di riferirmi con chiarezza e semplicità a quella vibrazione di cui vi parlavo prima, la più alta e positiva possibile.

Modificare il negativo in positivo… è così semplice il segreto per affrontare la vita? Per migliorare la propria vita?

Basta avere paura… basta ascoltare notizie terribili alla televisione e alla radio, basta. Non voglio più guardare racconti e testimonianze di fatti impregnati di dolore e sofferenza, di non amore. Non voglio neppure scrivere la parola che corrisponde al non amore, voglio consapevolmente rifiutare tutto ciò che mi rende triste e addolorata, soprattutto quando non sono in grado di modificare quanto è accaduto.

Voglio mantenere alta la mia vibrazione, perché, se esiste la legge di attrazione, è più facile che il pensiero negativo attragga altro negativo ed io voglio che i miei pensieri positivi attraggano altri pensieri e fatti positivi.

Cerco di cambiare quello che posso cambiare. Al momento, devo semplicemente cambiare me stessa.

❤️

Iniziamo insieme..

Oggi ho attivato il mio blog.

Qui scriverò i miei pensieri con parole affidate al cuore del vento.. proprio così! Vorrei che viaggiassero nell’aria come i semi del soffione…!

Buffo quanto è successo… ho scritto un post su Facebook che ha riscosso interesse da parte di tanti.   Alcuni mi hanno detto di aver apprezzato molto quelle poche righe… così mi è venuta l’idea di attivare un blog.

Mi sono anche ricordata di aver già pensato in passato di farlo, ma poi la quotidianità e gli impegni hanno preso il sopravvento e tutto è rimasto solo nella mia mente.

Visto che nulla accade per caso, probabilmente questo è il momento giusto.

Paola